Un lunedì mattina, il fondatore apre il bilancio e ritrova unavoce ben nota: credito verso il socio. Una spesa privata è passata dal conto corrente. Gli interessi sono stati contabilizzati. Nulla è sembrato particolarmente grave. Ed è proprio per questo che la voce merita attenzione. In una piccola bv, la stessa persona può essere amministratore, socio e debitore. Il libro mastro, però, deve tenere distinti questi ruoli.
Quando un prestito è ancora un prestito
L’articolo 4.12 della Wet IB 2001 disciplina i dividendi e le distribuzioni di utili assimilate nella box 2. L’articolo 4.13 introduce una regola distinta per l’indebitamento eccessivo verso la propria bv. Il diritto tributario olandese tratta diversamente queste due fattispecie, e anche la documentazione aziendale deve fare altrettanto. Il socio può continuare a essere debitore di un’obbligazione civilistica reale mentre, sul piano fiscale, la posizione prende un’altra direzione.
Nel 2023 la soglia dell’indebitamento eccessivo era fissata a 700.000 euro. Dal 2024 in poi è pari a 500.000 euro. Nel 2026 la box 2 è tassata al 24,5 per cento fino a 68.843 euro e al 31 per cento oltre tale importo. Può quindi emergere un’imposta anche se nessun dividendo in denaro arriva sul conto personale.
Un saldo di conto corrente può essere utile per piccoli movimenti di breve durata. La Belastingdienst considera il rekening-courant lo strumento per importi destinati a essere regolati rapidamente. Il riferimento pratico è 17.500 euro. Se il saldo non supera mai tale importo nel corso dell’anno, non si calcolano interessi. Quando supera i 17.500 euro, gli interessi si calcolano sull’intero saldo.
Due percorsi, un solo bilancio
Il prestito della bv al socio deve avere caratteristiche commerciali. La Belastingdienst richiama un accordo scritto, termini di rimborso, garanzie, un tasso d’interesse di mercato e condizioni coerenti con quelle che accetterebbe un finanziatore indipendente. Se il socio non rispetta i termini concordati e la posizione continua a slittare, la Belastingdienst può qualificare il prestito come reddito del socio.
È qui che molte posizioni delle piccole imprese si indeboliscono. Una spesa privata viene pagata dalla bv. Un bonifico copre una necessità familiare. Il rimborso dovrebbe arrivare dopo una vendita o un bonus. Passano i mesi. Il libro mastro continua a parlare di prestito, ma la società non si comporta più come un creditore.
Il finanziamento della propria abitazione aggiunge un ulteriore livello di complessità. Una bv può concedere un prestito per l’acquisto, la ristrutturazione o la manutenzione dell’abitazione di proprietà. Gli interessi che ne possiedono i requisiti rientrano allora nella box 1 e il debito non confluisce nella box 3. Ai fini del test sull’indebitamento eccessivo, i debiti qualificati relativi alla propria abitazione sono esclusi. Dal 31 dicembre 2022, inoltre, la bv deve disporre di un diritto ipotecario su tali debiti, salvo che il debito esistesse già a quella data.
Che cosa farebbe un vero creditore
La Hoge Raad ha impostato la questione in termini di comportamento del creditore, anche nelle sentenze ECLI:NL:HR:2015:645 e ECLI:NL:HR:2023:26. La domanda è semplice: che cosa avrebbe fatto un creditore terzo indipendente? Una banca seguirebbe scadenze, interessi, garanzie e recupero del credito. La bv deve lasciare la stessa traccia quando il debitore è il proprio DGA.
Il punto è che un prestito può cambiare natura prima che la documentazione lo riconosca. Dopo l’erogazione, la bv può rinunciare ai propri diritti di creditore a causa del rapporto con il socio. L’importo esce allora definitivamente dal patrimonio della bv. La Belastingdienst precisa inoltre che anche comportamenti o omissioni possono produrre questo effetto, persino quando il credito formale continua a figurare nel libro mastro.
Per il fondatore non è un esercizio teorico. Da questo dipende se il credito continua a essere un’attività della società o se è diventato una distribuzione dissimulata. E dipende anche da come il bilancio verrà letto nei rapporti con le banche, nella pianificazione del passaggio generazionale e in un’eventuale controversia sul valore.
La documentazione di una piccola impresa che regge
Una documentazione solida non richiede drammi. Richiede ordine. Il contratto di finanziamento, il libro del conto corrente, le rilevazioni degli interessi, i rimborsi, le garanzie e le dichiarazioni fiscali devono essere letti insieme. La società deve saper spiegare perché il denaro è uscito, quando rientrerà e che cosa accade se una scadenza non viene rispettata.
Questa disciplina tutela entrambe le parti. Il socio evita una sorpresa fiscale in box 2 su denaro già speso. La bv evita di presentare un bilancio più solido di quanto sia realmente il credito. In una piccola impresa, questa solidità apparente può trarre in inganno finanziatori, acquirenti e familiari che fanno affidamento sui numeri.
La risposta operativa è semplice. I movimenti di conto corrente devono restare brevi. Il finanziamento strutturale di spese private deve avere un fascicolo di prestito completo. La soglia dei 500.000 euro va monitorata con attenzione. E se il denaro serve per la propria abitazione, la posizione va qualificata correttamente e il profilo ipotecario deve essere in ordine. La legge fiscale non chiede rapporti amichevoli. Chiede a una società di comportarsi da società.
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I dati, le fonti e l’analisi alla base di questo articolo sono stati elaborati da Linda Pavan. L’AI non è stata usata per individuare le fonti, costruire la base fattuale o formulare il giudizio analitico qui contenuto. L’AI è stata usata solo come supporto alla redazione. Il testo italiano definitivo è stato rivisto, modificato e approvato personalmente da Linda Pavan prima della pubblicazione.
