La legge riguarda imprese molto grandi, ma le condizioni di acquisto ne porteranno la pressione molto più lontano.
Un piccolo fornitore olandese apre l’e-mail con cui il suo principale cliente propone il rinnovo del contratto. In allegato trova un questionario sull’origine dei prodotti, le condizioni di lavoro, i rischi ambientali, i subappaltatori e i reclami. Il cliente chiede inoltre una dichiarazione firmata e il diritto di richiedere documenti giustificativi.
Il fornitore ha otto dipendenti. Nessuno, al suo interno, pensa che l’impresa faccia parte di un sistema multinazionale di sostenibilità. Eppure la questione commerciale è immediata: può rispondere con sincerità senza ritardare il rinnovo o assumere impegni su aspetti che non è in grado di controllare?
Questa scena riassume l’importanza pratica della valutazione pubblicata il 1º ottobre 2026 dall’Autorità olandese per i consumatori e i mercati, l’ACM. La proposta di Wet Internationaal Verantwoord Ondernemen è ancora in preparazione. Non introduce un nuovo obbligo per ogni impresa olandese. Tuttavia, i suoi effetti commerciali potrebbero propagarsi lungo le filiere prima ancora che la legge diventi applicabile.
Il perimetro giuridico conta
Il disegno di legge olandese è destinato ad attuare la direttiva (UE) 2024/1760, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive. Secondo le informazioni attualmente pubblicate dal governo olandese, il suo ambito comprende le imprese con almeno 5.000 dipendenti e un fatturato di 1,5 miliardi di euro. I Paesi Bassi devono recepire la direttiva entro il 26 luglio 2028. Le imprese interessate dovrebbero conformarsi a partire dal 26 luglio 2029.
Il calendario legislativo registra una consultazione pubblica online dal 3 luglio al 2 agosto 2026. La proposta è ancora in fase preparatoria, prima del parere del Consiglio di Stato e dell’esame parlamentare. Un’approvazione governativa nel corso del 2027 è una previsione, non un fatto legislativo già compiuto.
La valutazione dell’ACM dà al disegno di legge un via libera condizionato. Secondo l’autorità, la normativa può essere attuata e sottoposta a vigilanza purché siano soddisfatte quattro condizioni. Le autorità devono poter individuare le imprese rilevanti con sede fuori dall’Unione europea. Gli orientamenti europei devono rendere concrete le norme formulate in termini aperti. L’ACM deve disporre di risorse sufficienti per stabilire priorità ragionevoli. Le autorità di vigilanza europee devono inoltre cooperare in modo rapido ed efficace.
Queste condizioni mostrano che il quadro definitivo della vigilanza è ancora in costruzione. Le imprese più piccole dovrebbero considerare la proposta come un sistema in evoluzione, non come un obbligo di legge già vigente. Allo stesso tempo, la materia raggiungerà molte di loro attraverso i rapporti commerciali.
La pressione passa dal contratto
Le grandi imprese avranno bisogno di informazioni da parte dei propri fornitori. È probabile che gli uffici acquisti traducano questa esigenza in domande di qualificazione, standard per i fornitori, garanzie contrattuali, obblighi di rendicontazione e diritti di audit.
Una dichiarazione contrattuale merita più attenzione di una normale casella da spuntare. Una volta firmata, la sua formulazione può creare un vero impegno commerciale, anche quando il fornitore non è direttamente soggetto alla futura Wivo. Una garanzia ampia su ogni subappaltatore, paese di origine o condizione di lavoro può andare ben oltre ciò che una piccola impresa è realmente in grado di conoscere.
È qui che la lettura giuridica incontra il giudizio imprenditoriale. Il titolare deve distinguere tre elementi: ciò che la legge impone direttamente, ciò che il cliente chiede tramite il contratto e ciò che l’impresa può dimostrare con la propria documentazione. Trattare queste domande come se fossero equivalenti crea rischi evitabili.
La risposta corretta non consiste nel creare un piccolo reparto compliance. Occorre invece conoscere la parte della filiera che conta davvero per l’impresa. Quali fornitori sostengono una quota importante dei ricavi? Dove sono conservati ordini, specifiche e certificati? Chi si accorge del cambiamento di un produttore, di una rotta o di un subappaltatore? Che cosa accade quando i documenti si contraddicono o un fornitore rifiuta una domanda ragionevole?
Secondo l’ACM, le imprese soggette al futuro regime non dovranno raggiungere immediatamente la perfezione, ma dovranno adottare misure e costruire sistemi capaci di prevenire i problemi. Per un fornitore più piccolo, ciò suggerisce una disciplina proporzionata: responsabilità chiare, documenti reperibili, dichiarazioni misurate e un processo di escalation quando i fatti non corrispondono più a quanto promesso.
Le dichiarazioni pubbliche producono già conseguenze
Una pressione giuridica distinta è già presente in materia di dichiarazioni e marchi di sostenibilità. Norme più severe sono entrate in vigore il 27 settembre 2026 e l’ACM ne cura la vigilanza. Le dichiarazioni ambientali generiche prive di spiegazioni sono soggette a limiti rigorosi. Anche un marchio di sostenibilità creato dall’impresa richiede un controllo indipendente.
Queste norme sull’informazione ai consumatori e il futuro quadro CSDDD costituiscono regimi distinti. Si incontrano però nella stessa debolezza aziendale: un linguaggio che arriva più lontano delle prove su cui dovrebbe basarsi.
Un grossista può descrivere una gamma di prodotti come responsabile, etica o verde perché anni prima un fornitore ha presentato un certificato. Nel frattempo, il produttore potrebbe essere cambiato, il certificato potrebbe essere scaduto oppure la dichiarazione potrebbe essere stata estesa a più prodotti di quelli coperti dal documento. Il marketing vede una frase. Gli acquisti vedono diversi fornitori. L’amministrazione vede le fatture. Nessuno vede l’intera dichiarazione.
Questa frammentazione è un problema di governance con un costo commerciale. Una dichiarazione contestata può assorbire tempo della direzione. Una risposta mancante può rallentare una gara o il rinnovo di un contratto. Nuovi diritti di audit possono generare attività ricorrenti senza produrre ulteriori ricavi. Quando un cliente pretende informazioni sostanziali sulla filiera, il fornitore può dover riflettere questo lavoro nel prezzo, nelle condizioni di acquisto o nel perimetro del servizio.
Il fornitore della scena iniziale dovrebbe evitare due scelte sbagliate. La prima è rifiutare ogni richiesta perché la futura legge non si applicherà direttamente all’impresa. La seconda è firmare tutto pur di proteggere la vendita. Una posizione più solida è calma e precisa: confermare ciò che si conosce, indicare i documenti a sostegno, precisare ciò che non può essere accertato e concordare come saranno gestiti gli aggiornamenti.
La responsabilità comincia dai documenti ordinari
Per la maggior parte delle piccole imprese, il primo passo utile è modesto. Occorre selezionare i fornitori, i prodotti o i servizi più importanti per i ricavi e per le promesse fatte ai clienti. Bisogna poi confrontare il contratto, lo storico degli acquisti, le informazioni sui prodotti e le comunicazioni pubbliche. Infine, una persona deve essere incaricata di mantenere aggiornato il quadro complessivo.
Non si pretende una visibilità perfetta sul mondo intero. Si chiede onestà su ciò che l’impresa conosce, su ciò che ha verificato e sul punto in cui termina la sua conoscenza. La cultura imprenditoriale olandese apprezza una risposta chiara più di una promessa esagerata, soprattutto quando quella risposta può essere successivamente documentata.
La futura Wivo si rivolge a imprese molto grandi. Il suo primo effetto pratico sulle aziende più piccole arriverà spesso tramite l’e-mail di un cliente, non attraverso una lettera dell’ACM. A gestire bene quell’e-mail non saranno le imprese con il linguaggio più raffinato sulla sostenibilità, ma quelle che conoscono i propri contratti, i propri fornitori e i limiti delle garanzie che possono offrire.
Se le richieste di due diligence dei clienti stanno modificando i vostri contratti, verificate ciò che l’impresa può documentare prima di offrire garanzie più ampie.
I dati, le fonti e l’analisi di questo articolo sono stati curati da Paolo Maria Pavan. L’IA non è stata usata per individuare le fonti, costruire la base fattuale o produrre il giudizio analitico. L’IA è stata usata solo come aiuto di redazione. Il testo italiano finale è stato rivisto, corretto e approvato personalmente da Paolo Maria Pavan prima della pubblicazione.
Riferimenti
- UHT ontwerpwetsvoorstel Internationaal Verantwoord Ondernemen | ACM
- Overheid.nl Wetgevingskalender - Legislative status and national implementation route
- Rijksoverheid - Current CSDDD scope and revised timetable
- Autoriteit Consument en Markt - ACM supervisory preparation for international chain responsibility
- Autoriteit Consument en Markt - Current enforcement pressure on sustainability claims
- Ondernemersplein - Separate broad proposed duty concerning child labour
- Overheid.nl
