Una decisione del tribunale della Gheldria mostra come un debito privato possa trasformare il controllo dei voti in paralisi societaria.
Un fondatore esamina i conti della società. Uno degli amministratori deve alla BV una somma considerevole. Il credito continua a figurare tra le attività, ma il denaro non è arrivato. E lo stesso debitore può influire sulla scelta dell’avvocato, sull’autorizzazione ad agire per il recupero e su chi rappresenta la società.
È questa la tensione concreta al centro della decisione del Rechtbank Gelderland del 14 agosto 2026, pubblicata con il riferimento ECLI:NL:RBGEL:2026:6421. Il tribunale ha revocato un amministratore di una stichting administratiekantoor, o STAK, ai sensi dell’articolo 2:298 del Codice civile olandese.
La STAK deteneva tutte le azioni della BV sottostante. I suoi due amministratori erano anche amministratori della BV. Uno di loro possedeva l’unica azione prioritaria e doveva denaro alla società in forza di obblighi di pagamento stabiliti giudizialmente. Secondo il tribunale, aveva utilizzato la propria posizione e i diritti legati all’azione prioritaria per ostacolare il recupero dei crediti della BV.
Un debito privato era diventato un problema societario. Incideva sulla capacità della società di tutelare il proprio interesse finanziario.
La struttura non era la salvaguardia
Una STAK separa i diritti economici dal potere di voto. I titolari dei certificati possono beneficiare dei risultati economici, mentre la STAK detiene le azioni e il suo consiglio esercita i diritti di voto nell’assemblea generale della BV. Questa separazione può favorire la continuità e organizzare il controllo.
Gli strati giuridici, però, non generano da soli un giudizio indipendente. La vera domanda è chi possa agire quando gli interessi divergono.
Nel caso della Gheldria, il tribunale ha valutato congiuntamente la sovrapposizione degli incarichi, gli obblighi rimasti inadempiuti e i tentativi di frustrare il recupero. Ha inoltre rilevato che almeno dal 2022 non si erano più tenute riunioni annuali del consiglio della STAK. Il rapporto tra i due amministratori si era gravemente deteriorato.
Una struttura formale e una governance funzionante non sono la stessa cosa. Uno schema notarile può apparire equilibrato anche quando una sola persona controlla il passaggio decisivo. Quella persona può modificare i poteri di rappresentanza, influire sulla scelta del legale, ritardare il recupero o avvalersi di diritti di voto speciali proprio quando la società ha bisogno di una decisione indipendente.
Torniamo all’impresa familiare. Il fondatore vede continuità. Il commercialista vede un credito. Il finanziatore vede denaro che non è arrivato. Dipendenti e fornitori si aspettano che stipendi e fatture siano pagati puntualmente. Guardano tutti la stessa società, ma non la stessa realtà.
Un’attività senza liquidità disponibile
Il tribunale ha operato una distinzione utile. I crediti insoluti rimanevano attività della BV e il mancato pagamento non provocava, di per sé, una corrispondente diminuzione del patrimonio netto. Danneggiava però la liquidità.
Per una piccola impresa, la differenza è immediata. Finché il denaro non viene incassato, un credito non paga stipendi, IVA, canoni di locazione o fornitori. Il suo valore richiede particolare attenzione quando la riscossione dipende da una persona capace di influenzarne il processo.
Un credito verso una parte interna non dovrebbe mai essere letto soltanto come una voce contabile. Amministratori e consulenti devono sapere se il debito sia recuperabile entro un orizzonte commercialmente utile. Devono inoltre capire se il debitore possa condizionare il recupero e se la società sia in grado di pagare i propri debiti senza quell’incasso.
Valutazione, trattamento fiscale, poteri giuridici e pressione sulla cassa sono collegati. Restano tuttavia questioni distinte, ciascuna delle quali richiede un’analisi rigorosa.
La crisi di governance comincia quando nessuno sa indicare chi possa assumere la successiva decisione senza conflitti. Un amministratore non coinvolto può nominare un avvocato? La società può approvare una transazione? Qualcuno può convocare validamente una riunione? Le regole sulla rappresentanza consentono ancora di agire? La decisione è verbalizzata con sufficiente chiarezza per affrontare la controversia successiva?
Sono normali domande d’impresa. Diventano costose quando il rapporto si è già spezzato.
I poteri devono essere leggibili
Un estratto dello Handelsregister è un punto di partenza, non la mappa completa di una STAK. Le indicazioni della KVK mostrano che i poteri possono essere distribuiti tra lo statuto della BV, quello della STAK, le condizioni di amministrazione, il libro soci, gli accordi con i titolari dei certificati e i diritti speciali connessi alle azioni.
Le informazioni sui titolari effettivi possono rivelare un interesse economico o un’influenza di fatto. Il potere civilistico di rappresentare la società o di approvare uno specifico atto continua però a dipendere dai documenti sottostanti e da decisioni societarie valide.
Una verifica sensata della governance segue le persone, non soltanto le entità. Individua chi ricopra contemporaneamente il ruolo di amministratore, azionista, titolare di certificati, azionista prioritario, finanziatore, debitore, garante o creditore. Poi si chiede che cosa accada quando la società debba agire contro quella stessa persona.
Per l’imprenditore-amministratore non è necessario cominciare da una grande ristrutturazione. Si può partire da un esame pacato dei crediti verso parti correlate, dello storico dei pagamenti, dei diritti di voto speciali, dei poteri di rappresentanza e dei verbali delle riunioni. Quando emerge un conflitto, consulenti legali, fiscali e contabili vedono ciascuno una parte diversa del quadro.
In questo caso la conseguenza giuridica è stata seria. Il tribunale ha accertato che l’amministratore aveva trascurato i propri doveri verso la STAK. Ha inoltre ravvisato ragioni gravi e un mutamento sostanziale delle circostanze tali da rendere inaccettabile la sua permanenza in carica.
Il tribunale ha mantenuto la restrizione quinquennale prevista dall’articolo 2:298, comma 3, BW. La restrizione riguarda l’assunzione di incarichi come amministratore o membro dell’organo di vigilanza di una fondazione. In questo caso era rilevante per il ruolo nella STAK, non come divieto generale di amministrare qualsiasi persona giuridica olandese.
La lezione duratura è semplice. Una STAK può separare i diritti agli utili dai diritti di voto, ma non può far scomparire un conflitto. Quando il denaro è dovuto da una persona interna alla struttura, la società deve comunque poter decidere, agire e documentare quanto avvenuto senza che quella persona controlli l’esito.
La continuità non si protegge aggiungendo un altro strato giuridico. Si protegge facendo in modo che i poteri restino utilizzabili proprio nel giorno difficile.
Se un debito interno sta mettendo alla prova la governance della società, possiamo aiutarvi a chiarire chi possa decidere e agire.
I dati, le fonti e l’analisi di questo articolo sono stati curati da Paolo Maria Pavan. L’IA non è stata usata per individuare le fonti, costruire la base fattuale o produrre il giudizio analitico. L’IA è stata usata solo come aiuto di redazione. Il testo italiano finale è stato rivisto, corretto e approvato personalmente da Paolo Maria Pavan prima della pubblicazione.
