Immaginiamo il titolare di un piccolo webshop alle prese con la chiusura dell’anno. Le fatture ai clienti non esponevano IVA. Le liquidazioni periodiche non c’erano. La KOR sembrava mantenere la promessa: meno burocrazia, meno adempimenti.
Poi arrivano le fatture dei fornitori esteri. E quella che sembrava una semplificazione comincia a presentare il conto in termini di liquidità.
That tension sits at the heart of ECLI:NL:RBZWB:2026:6383, a judgment issued by the Zeeland-West-Brabant District Court on 13 July 2026. The case concerned a sole proprietor who operated a webshop and used the Dutch small-business VAT exemption, the KOR, during 2022.
The business had purchased €71,529 of services from suppliers in Denmark, Ireland and Sweden. The court upheld €15,021 in reverse-charged VAT and €1,154 in tax interest. The entrepreneur accepted that the VAT was due, but argued that the KOR had ended and the VAT should therefore be deductible.
Il tribunale ha ritenuto che non avesse dimostrato un volume sufficiente di operazioni soggette a IVA olandese per superare la soglia di €20.000.
Il fatturato sbagliato
È qui che l’istinto commerciale e la disciplina IVA prendono strade diverse. Un imprenditore legge normalmente il fatturato come il valore complessivo delle vendite. La KOR, invece, applica un calcolo più selettivo.
La soglia olandese attuale è di €20.000 l’anno. Nel calcolo rientrano soprattutto le cessioni e prestazioni che, in assenza dell’esenzione, sarebbero soggette a IVA olandese. Contano anche alcune esenzioni espressamente previste, tra cui determinate operazioni immobiliari, finanziarie, assicurative e relative a titoli.
Le vendite tassate in un altro Paese non concorrono alla soglia olandese. Le operazioni olandesi ad aliquota zero, comprese le esportazioni qualificate e le cessioni intracomunitarie, possono invece rilevare. Un acquisto intracomunitario non costituisce fatturato, anche se può comunque generare un debito IVA nei Paesi Bassi.
La distinzione è decisiva per chi vende oltreconfine. Un webshop può generare ricavi commerciali significativi e restare comunque sotto la soglia KOR olandese, a seconda del luogo in cui le operazioni sono tassate. Il fondatore può avere la sensazione che l’impresa sia ormai chiaramente oltre un regime pensato per le piccole attività. I registri IVA possono raccontare un’altra storia.
Leggo questa sentenza come un avvertimento a non gestire la KOR guardando soltanto ai movimenti bancari. Contano la localizzazione del cliente, la natura della prestazione e il luogo in cui l’IVA è dovuta. Un cruscotto che mostra soltanto i ricavi complessivi può essere corretto nei numeri e sbagliato nella domanda fiscale a cui risponde.
La detrazione che manca cambia il prezzo
In un ordinario regime IVA, l’imposta applicata mediante inversione contabile su un servizio estero può generalmente essere indicata e detratta nella stessa liquidazione. Occorre che l’acquisto sia destinato ad attività soggette a IVA e che siano rispettate le condizioni ordinarie. Le due registrazioni possono così compensarsi.
Con la KOR il risultato cambia. Chi aderisce al regime non addebita IVA, normalmente non presenta le liquidazioni periodiche e non può recuperare l’imposta sugli acquisti o sugli investimenti. Le operazioni transfrontaliere possono tuttavia far scattare un obbligo dichiarativo nei Paesi Bassi. Le regole sull’inversione contabile possono quindi produrre IVA da versare senza la possibilità di recuperarla.
L’IVA si sposta così da una registrazione contabile neutrale al prezzo effettivo dell’acquisto. Un servizio estero da €1.000 può costare più di quanto indichi la fattura del fornitore. La stessa pressione può riguardare software, pubblicità, grafica, consulenza o servizi dei marketplace. La sentenza non specifica quali servizi siano stati acquistati nel caso esaminato.
Torniamo al titolare del webshop. Una campagna può apparire redditizia se approvata sulla base del prezzo netto del fornitore. Quando entra nel calcolo l’IVA indetraibile, il margine si restringe. Moltiplicando l’effetto per abbonamenti ricorrenti e attività esternalizzate, il vantaggio della KOR può svanire molto prima che la soglia di €20.000 fornisca un segnale utile.
Un regime più leggero richiede comunque registri solidi
La lezione sul piano della governance non è che la KOR sia inadatta. Per un’impresa con costi limitati e una clientela composta soprattutto da privati, può restare economicamente conveniente. Il punto è che anche un regime IVA più semplice richiede una mappa chiara dell’imposta.
Una buona reportistica commerciale separa il fatturato rilevante ai fini dell’IVA olandese dalle vendite tassate altrove. Anche gli acquisti richiedono distinzioni autonome: fornitore nazionale o estero, beni o servizi, IVA addebitata o applicata mediante inversione contabile, imposta detraibile o indetraibile. Sono normali campi contabili, ma insieme determinano l’esposizione finanziaria.
I beni acquistati da un altro Paese dell’Ue e i servizi acquistati da un fornitore dell’Ue non seguono regole IVA identiche. Conta il tipo di operazione. Conta anche l’utilizzo del bene o del servizio nell’attività e la documentazione che sostiene il trattamento IVA adottato.
Anche il momento in cui si decide è importante. Stato KOR, acquisti esteri e investimenti attesi devono entrare nella stessa discussione gestionale. Se gli acquisti oltreconfine aumentano bruscamente, può cambiare il costo di restare nell’esenzione. Scoprirlo in sede di bilancio annuale lascia meno alternative e può far emergere un debito per il quale non è stata accantonata liquidità.
La decisione del tribunale mostra inoltre i limiti delle ricostruzioni commerciali a posteriori. Dire che l’IVA avrebbe dovuto compensarsi fino ad azzerarsi non basta quando i registri non dimostrano l’esistenza dei presupposti fiscali necessari. Fatture di vendita, fatture dei fornitori, codici IVA e data registrata di ingresso o uscita dalla KOR pesano più di una ricostruzione effettuata dopo i fatti.
Oggi la scelta è più flessibile
I fatti esaminati dal tribunale riguardavano il 2022. Dal 1° gennaio 2025 è venuto meno il precedente periodo minimo di partecipazione alla KOR, pari a tre anni. Oggi un’impresa può uscire dal regime nel rispetto delle regole vigenti in materia di comunicazione, con effetto da un successivo periodo IVA utile. La comunicazione deve essere presentata nei termini.
Questa flessibilità rende più utile una verifica periodica. Non modifica però la disciplina applicabile al periodo deciso dal tribunale.
Esiste inoltre una KOR dell’Ue distinta, destinata alle vendite transfrontaliere che possiedono i requisiti. Prevede soglie nazionali proprie, un limite di €100.000 per il fatturato annuo complessivo nell’Ue e comunicazioni trimestrali. KOR nazionale e KOR dell’Ue non sono etichette intercambiabili. Nessuna delle due elimina la necessità di classificare correttamente gli acquisti.
Per una piccola impresa attiva a livello internazionale, la verifica può restare contenuta ma precisa. Occorre confrontare lo status KOR con le vendite rilevanti ai fini dell’IVA olandese, il volume degli acquisti da fornitori esteri e gli investimenti programmati. I principali acquisti vanno valutati includendo l’IVA indetraibile. Fatture e contratti devono essere archiviati con cura quando la natura dell’operazione è difficile da classificare.
La KOR può ridurre gli adempimenti. Non può far sparire l’IVA transfrontaliera. La domanda corretta non è se il regime sembri semplice, ma se sia ancora coerente con il modo in cui l’impresa vende, acquista e cresce.
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I dati, le fonti e l’analisi alla base di questo articolo sono stati elaborati da Linda Pavan. L’AI non è stata usata per individuare le fonti, costruire la base fattuale o formulare il giudizio analitico qui contenuto. L’AI è stata usata solo come supporto alla redazione. Il testo italiano definitivo è stato rivisto, modificato e approvato personalmente da Linda Pavan prima della pubblicazione.
